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Roma 1960 2010


A cinquant'anni di distanza ci apprestiamo a festeggiare l’indimenticabile Olimpiade di Roma. Lo facciamo con grande motivo di orgoglio e non senza una visibile emozione dettata dai ricordi di chi visse quei Giochi che mostrarono al Mondo l'efficienza, l'organizzazione, la storia e il progresso della città eterna.
Vedere quelle vecchie immagini, studiare quei documenti ormai ingialliti dal tempo, ascoltare i racconti tanto degli atleti che dei sostenitori presenti in quella fine d’estate romana, ha sempre più un sapore romantico e al tempo stesso rappresenta uno stimolo per ricreare le condizioni affinché anche una prossima possibile Olimpiade lasci il segno nel cuore e nella vita dei concittadini e di tutti gli italiani.
Si chiudeva forse un’era, hanno sempre sostenuto in molti, quella degli atleti più umani, normali con meno soldi e meno marchi indosso e con le star di tutto il mondo ancora mischiate tra il pubblico, in un clima di allegria non forzata tra i colori dell’Urbe e il calore della sua gente.
Soprattutto oggi, come Delegato alle Politiche Sportive, ho la fortuna di ascoltare diversi "addetti ai lavori" che parteciparono a quell’impresa, ancora entusiasti di quella bellissima pagina di storia scritta dalla nostra città.
Il 1960 lasciò ai romani strutture importanti. Il Foro Italico, iniziato negli anni trenta e terminato proprio alla vigilia dell'appuntamento olimpico da sempre punto di riferimento per lo sport italiano e mondiale; lo stadio Flaminio (realizzato allora su quello intitolato al Partito nazionale fascista prima e al Grande Torino poi); il Palazzo dello Sport all’Eur e quello di viale Tiziano, gli impianti dell’ Acquacetosa, delle Tre Fontane, di Tor di Quinto e tanto altro ancora.
Anche le infrastrutture sono state importanti per la nostra città: dai sottopassi veicolari costruiti per favorire il traffico urbano, all'Aeroporto internazionale di Fiumicino; dalla via Olimpica, fino ad un intero quartiere come il villaggio Olimpico zona destinata a ospitare gli atleti e successivamente data alla popolazione per uso residenziale.
Tenendo sempre presente che anche i grandi risultati si ottengono con la programmazione e con il lavoro, quello sul territorio dove si uniscono i valori alle capacità tecniche in una prospettiva d’insieme. Dal geometra all'architetto, dall'ingegnere al grande urbanista.
E al centro, come nelle periferie stiamo lavorando per costruire campi, palestre, centri sportivi polivalenti e attrezzati, impianti multidisciplinari da utilizzare in chiave olimpica e non solo.
Dobbiamo continuare a promuovere lo sport in ogni sua forma e divulgare i principi sani dell'attività sportiva agonistica di vertice e quella amatoriale di base, prima durante e dopo il possibile "Grande Evento".
Cinquant’anni fa...
Tutto ebbe inizio con una storia che ogni italiano dovrebbe quantomeno conoscere:
Dopo anni di attesa il 15 giugno 1955, nella cinquantesima Sessione di Parigi, Il Comitato Internazionale Olimpico, grazie soprattutto all’avveduta preparazione del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, affidò alla Capitale d’Italia la celebrazione dei Giochi della XVII Olimpiade. È doveroso ricordare che in quella occasione l’Avvocato Giulio Onesti, il Dottor Bruno Zauli, rispettivamente Presidente e Segretario Generale del Coni e l’Ingegner Salvatore Rebecchini, Sindaco di Roma, incitati dalla volontà e dall’ unione di intenti di maturare favorevolmente la decisione del Cio, riuscirono a creare negli ambulacri di un vecchio importante palazzo parigino, un’atmosfera di cordiale comprensione. Si prodigarono validamente, fornendo in un dossier copiosa documentazione: planimetrie, fotografie, disegni, grafici e progetti, raccolti tutti in un chiaro ordine ed illustrati con dovizia di particolari e con eloquenza di cifre. Il budget studiato in quelle pagine non subì sforamento alcuno per una delle Olimpiadi, peraltro, più economiche della storia dei Giochi come ha anche recentemente ricordato l’on. Giulio Andreotti, stimato ed apprezzato Presidente di quel Comitato Organizzatore.
Le Olimpiadi del 1960 si aprirono il 25 agosto, esattamente 50 anni fa. Furono salutate solennemente alla vigilia anche da Papa Giovanni XXIII insieme ad atleti e dirigenti in Piazza San Pietro citando per l’ occasione un motto caro al mondo e di nota provenienza ”Mens sana in corpore sano”, e si conclusero l'11 settembre. Fu un’edizione di assoluto valore tecnico, un’edizione che ha tramandato nel tempo figure come Wilma Rudolph campionessa americana della velocità vincitrice dei 100 e 200 metri donne, di un certo Cassius Clay che diventerà leggenda anche come Muhammad Alì, di Abebe Bikila, che fu il primo nero africano a vincere la maratona olimpica arrivando al traguardo addirittura scalzo. Come tributo proprio all’atleta etiope, in questi giorni e poco lontano dall'Arco di Costantino,  sarà posta una targa nell’anniversario della grande vittoria del 10 settembre del 1960. Ed altre targhe sul colle capitolino, sono state recentemente restaurate: come quelle in ricordo degli schermidori italiani vittoriosi nell’Olimpiade del 1936 a Berlino, che vide per la prima volta l’accensione della fiaccola, come avveniva nella Grecia Antica con il rito del sacro fuoco. Il braciere olimpico, brucia infatti per tutta la durata dei giochi e rappresenta lo sforzo degli atleti verso la perfezione,
con la fiamma olimpica portata da una lunga staffetta di tedofori che la conducono di città in città, così come un simbolo rimane il volo dei colombi verso la pace, e che fanno interrompere durante tutto il periodo, come per magia, ogni tipo di conflitto, su tutta la faccia del pianeta.
Ma le Olimpiadi del 1960 furono di assoluto valore anche per i colori italiani. Gli azzurri si piazzarono al terzo posto nel medagliere con 13 ori, 10 argenti e 13 bronzi.  Meglio dell'Italia fecero solamente l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, mentre la Germania sfilò ancors unita, pochi mesi prima della costruzione del Muro.
L’Italia con tanti eroi dello sport. Molti di loro sono oggi qui, in questa splendida piazza. L’Italia dei 200 metri dell’ angelo con gli occhiali, Livio Berruti, fu grande grazie al ciclismo, che si aggiudicò ben 5 titoli su 6, alla scherma, alla ginnastica, all’equitazione dei fratelli Raimondo e Piero D'Inzeo, al Settebello che scrisse una delle pagine indimenticabili della storia della pallanuoto.
E al pugilato: trionfavano i pugili italiani, capofila Nino Benvenuti che andrà poi a combattere al Madison Square Garden di New York da professionista di fronte a migliaia di italiani festanti. E l’Italia fu grande soprattutto grazie a quegli atleti paralimpici che gareggiarono tracciando quel percorso di esempio ed integrazione che ci ha portato fino ai giorni nostri.
Ed ora, pensando ai successi di quella  Grande Olimpiade, rimasta più di tutte nel cuore delle persone, la più bella della storia, guardiamo al 2020. Con lo stesso spirito, amore, entusiasmo di allora, nonostante ne sia passata di acqua sotto i ponti del fiume Tevere.
 Un sincero ringraziamento a chi permise nei vari ambiti tutto ciò 50 anni fa, e a chi ha permesso di ricordarlo in questi giorni di doverose e sentite celebrazioni, con gli stessi valori e stimoli che solo lo sport sa insegnare e divulgare.
Perché “una città, Caput Mundi, Eterna, e che si chiama Roma, che ha ospitato i Giochi, rimane una città olimpica per sempre!”




         

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